Corso

Comunicare il rischio

Anno Accademico: 

  • 2016-2017

Anno: 

Primo Anno

Contenuti: 

Terremoti, pandemie, cambiamenti climatici, incidenti industriali, biotecnologie. Negli ultimi anni, una catena ininterrotta di rischi per l’ambiente e per la salute ha catturato l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica. Il dibattito sui rischi della modernità offre una straordinaria occasione per indagare i profondi cambiamenti in corso nei rapporti fra scienza e società, nell’ormai piena consapevolezza che l’impresa scientifica e tecnologica, motore delle società industriali, è fonte di sviluppo ma anche di rischi non sempre ritenuti accettabili.

Programma del corso: 

Ore di lezione: 16

Lezione 1 - La nascita della società del rischio

Prima parte. Il 26 aprile 1986, a ottanta chilometri da Kiev, in Ucraina, il reattore numero quattro della centrale elettronucleare di Chernobyl è in fiamme. Lo spettro nucleare coltivato negli anni della guerra fredda assume le sembianze di una nube radioattiva che attraversa l’Europa più velocemente delle informazioni provenienti da Mosca. E le società industrializzate si svegliano di colpo nella “società del rischio”.

Seconda parte. Nell’aprile del 1985 Colin Withaker, veterinario del Kent, visita una mucca da latte che presenta strani sintomi: è aggressiva, scoordinata nei movimenti, incapace di reggersi sulle zampe posteriori. Pare ubriaca. O pazza, come diranno i media qualche mese più tardi, dando voce al più grande scandalo alimentare che abbia mai colpito l’Europa e costringendo le istituzioni a riscrivere le regole della comunicazione del rischio.

 

Lezione 2 – Care communication

Prima parte. Promuovere la salute o proteggere l’ambiente non è come vendere merendine. Ma in ambo i casi la comunicazione persegue il più ambizioso tra gli obiettivi: convincere le persone a modificare i propri comportamenti. Una discussione sulla Care communication: tutto quello che abbiamo imparato dal marketing (e non solo) applicato alla prevenzione dei rischi sanitari e ambientali.

Seconda parte. Progettare una campagna di prevenzione e promozione della salute.

 

Lezione 3 – Consensum communication

Prima parte. «Non si avvisano le rane quando si sta per drenare lo stagno». Così poteva permettersi di sostenere Rémy Carle, direttore di Electricité de France, commentando il ruolo riservato ai suoi concittadini nella scelta del governo francese di affidarsi al nucleare. Erano gli anni Sessanta, ma oggi lo scenario appare drasticamente cambiato: tentare di imporre dall’alto opere tecnologiche senza attivare un dialogo trasparente con le popolazioni interessate rischia di generare insanabili conflitti sociali.

Seconda parte. L’importante è partecipare: breve viaggio tra le pratiche dei modelli decisionali partecipativi.

 

Lezione 4 – Crisis communication

Prima parte. «Affrontare l’emergere di una nuova malattia infettiva è umiliante. Non dovremo avere la presunzione di sapere cosa succederà. Si diffonderà in forma grave o lieve? Quali saranno le fasce d’età più colpite? Semplicemente lo ignoriamo. Devo dire alla gente quello che sappiamo, e la verità è che non lo sappiamo». Parola di Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Seconda parte. Come ti salvo il mondo: esercitazione pratica sulla comunicazione di emergenza.

Obiettivi: 

  • Offrire una panoramica delle discussioni più attuali nell’ambito comunicazione del rischio.
  • Discutere le diverse modalità di comunicazione pubblica dei rischi per la salute e per l’ambiente.
  • Conoscere i principi della comunicazione del rischio stabiliti a livello internazionale.
  • Possedere gli strumenti pratici e teorici per pianificare con successo una campagna di prevenzione, gestire le controversie sui rischi e affrontare una situazione di emergenza.

Docente: 

Giancarlo Sturloni

Ha tenuto il corso "Comunicare il rischio" .

Comunicatore della scienza, svolge attività di formazione e consulenza in campo scientifico, sanitario e ambientale. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali, oggi scrive per l’Espresso, curando anche il blog d’autore Toxic Garden sui rischi ambientali. Insegna Comunicazione del rischio alla SISSA e all’Università degli Studi di Trieste. È consulente dell’Università degli Studi dell’Aquila per la comunicazione del rischio sismico. Di recente ha coordinato la comunicazione di Greenpeace Italia e ha curato la campagna di comunicazione sugli screening oncologici della Regione Friuli Venezia Giulia. È autore di diversi libri tra cui Il pianeta tossico (Piano B, 2014) e Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico (Sironi, 2006). Con Daniela Minerva ha curato il volume Di cosa parliamo quando parliamo di medicina (Codice, 2007). Nel cassetto ha una laurea in fisica, un master in comunicazione della scienza e un dottorato in scienza e società.

Testi consigliati: 

Beck U., La società del rischio, Carrocci, Roma 2001.

Bevitori P. (a cura di), La comunicazione dei rischi ambientali e per la salute. Strategie di comunicazione del rischio e analisi di alcuni casi reali, Franco Angeli, 2004.

De Marchi B., Pellizzoni L., Ungaro D., Il rischio ambientale, Il Mulino, Bologna 2001.

Lundgren R.E., McMakin A.H., Risk communication: A handbook for communicating environmental, safety, and health risks, IEEE Computer Society Press, 2009.

Sturloni G., Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico, Sironi, Milano 2006.

Ungaro D., Democrazia ecologica, Laterza, Roma-Bari 2004.

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