Corso

Comunicare il rischio

Anno Accademico: 

  • 2015-2016

Anno: 

Primo Anno

Contenuti: 

Mucca pazza, Ogm, incidenti nucleari, terremoti, pandemie, cambiamenti climatici. Negli ultimi anni, una catena ininterrotta di allarmi ha catalizzato l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica. Il dibattito sui rischi della modernità offre una straordinaria occasione per indagare i profondi cambiamenti in corso nei rapporti fra scienza e società. Nell’ormai piena consapevolezza che l’impresa scientifica e tecnologica, motore delle società industriali, è fonte di sviluppo ma anche di rischi non sempre ritenuti accettabili.

Programma del corso: 

Ore di lezione: 16

Lezione 1: La nascita della società del rischio

Prima parte. Il 26 aprile 1986, a ottanta chilometri da Kiev, in Ucraina, il reattore numero quattro della centrale elettronucleare di Chernobyl è in fiamme. Lo spettro nucleare coltivato negli anni della guerra fredda assume le sembianze di una nube radioattiva che attraversa l’Europa più velocemente delle informazioni rilasciate dalle autorità sovietiche. E le società industrializzate si svegliano di colpo nella “società del rischio”.

Seconda parte. 9 ottobre 1963. È ormai notte quando dal Monte Toc, nel bellunese, 300 milioni di metri cubi di roccia precipitano nel bacino artificiale del Vajont sollevando un’onda di 250 metri. L’indomani, a Longarone e nei paesi vicini, si contano quasi duemila morti. La controversia storia dei rischi della modernità, nel nostro Paese, comincia così.

Lezione 2: Percezione e accettabilità dei rischi

Prima parte. Nell’aprile del 1985 Colin Withaker, veterinario del Kent, visita una mucca da latte che presenta strani sintomi: è aggressiva, scoordinata nei movimenti, incapace di reggersi sulle zampe posteriori. Pare ubriaca. O pazza, come scriveranno qualche mese più tardi i giornali, dando inizio alla cronaca del più grande scandalo alimentare che abbia mai colpito l’Europa.

Seconda parte. Il 5 novembre 1996 una nave chiamata Ideal Progress attracca nel porto di Amburgo. La stiva nasconde il primo carico di soia geneticamente modificata proveniente dagli Stati Uniti. Ad attenderla ci sono però i gommoni di Greenpeace e le televisioni di mezza Europa. E così, l’ondata di diffidenza appena scatenata dalla mucca pazza finisce per travolgere anche gli alimenti transgenici.

Lezione 3: Care Communication

Prima parte. Promuovere la salute non è come vendere merendine. Ma in ambo i casi la comunicazione persegue il più ambizioso tra gli obiettivi: convincere le persone a modificare i propri comportamenti. Una discussione sulla Care Communication: tutto quello che abbiamo imparato dal marketing (e non solo) applicato alla prevenzione dei rischi.

Seconda parte. Progettare una campagna di prevenzione e promozione della salute.

Lezione 4: Crisis Communication

Prima parte. «Affrontare l’emergere di una nuova malattia infettiva è umiliante. Non dovremo avere la presunzione di sapere cosa succederà. Si diffonderà in forma grave o lieve? Quali saranno le fasce d’età più colpite? Semplicemente lo ignoriamo. Devo dire alla gente quello che sappiamo, e la verità è che non lo sappiamo». Parola di Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Seconda parte. Come ti salvo il mondo: esercitazione pratica sulla comunicazione di emergenza.

Obiettivi: 

Il corso fornisce una panoramica sulle discussioni più attuali nell’ambito comunicazione del rischio, con particolare riferimento ai temi della prevenzione, della gestione delle emergenze e delle controversie. Seguendo un percorso storico, sarà illustrato l’evolversi di una disciplina oggi capace di offrire strumenti pratici e teorici di cruciale importanza per chi opera nei diversi ambiti della comunicazione della scienza, dai mass media alle istituzioni deputate alla gestione dei rischi per la salute e per l’ambiente.

Docente: 

Giancarlo Sturloni

Ha dato disponibilità a tenere il corso "Comunicare il rischio" .

Comunicatore della scienza, svolge attività di formazione e consulenza in campo scientifico, sanitario e ambientale. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali, oggi scrive per l’Espresso, curando anche il blog d’autore Toxic Garden sui rischi ambientali. Insegna Comunicazione del rischio alla SISSA e all’Università degli Studi di Trieste. È consulente dell’Università degli Studi dell’Aquila per la comunicazione del rischio sismico. Di recente ha coordinato la comunicazione di Greenpeace Italia e ha curato la campagna di comunicazione sugli screening oncologici della Regione Friuli Venezia Giulia. È autore di diversi libri tra cui Il pianeta tossico (Piano B, 2014) e Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico (Sironi, 2006). Con Daniela Minerva ha curato il volume Di cosa parliamo quando parliamo di medicina (Codice, 2007). Nel cassetto ha una laurea in fisica, un master in comunicazione della scienza e un dottorato in scienza e società.

Testi consigliati: 

  • Beck U., La società del rischio, Carrocci, Roma 2001.
  • Bevitori P. (a cura di), La comunicazione dei rischi ambientali e per la salute. Strategie di comunicazione del rischio e analisi di alcuni casi reali, Franco Angeli, 2004.
  • De Marchi B., Pellizzoni L., Ungaro D., Il rischio ambientale, Il Mulino, Bologna 2001.
  • Lundgren R.E., McMakin A.H., Risk communication: A handbook for communicating environmental, safety, and health risks, IEEE Computer Society Press, 2009.
  • Sturloni G., Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico, Sironi, Milano 2006.

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